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Strage di Erba 10 anni dopo, i legali: “Processo da riaprire”

Comune: Erba

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ERBA – Dieci anni dopo la strage di via Diaz per la quale Olindo Romano e Rosa Bazzi sono stati condannati all’ergastolo con tre anni di isolamento diurno, i legali sarebbero oramai pronti a chiedere la revisione del processo. Qualcosa in questa direzione a dire il vero era emerso lo scorso anno, come aveva rivelato il mensile investigativo Crimen: un particolare, di cui la difesa dei due coniugi era venuta a conoscenza e che poteva riaprire clamorosamente il caso, ovvero alcune ‘formazioni pilifere’ rinvenute sulla felpa del piccolo Youssef Marzouk, mai analizzate.

Oggi la riapertura e, forse, la riscrittura del processo, sembrerebbe vicina: come riferito dal quotidiano Libero e dal Giornale, la difesa sarebbe infatti intenzionata a portare in aula nuovi elementi probatori, “mettendo in discussione soprattutto la confessione dei due coniugi che, a loro dire, sarebbe stata estorta in fase di indagine”.

“L’avvocato Nico D’Ascola, (anche presidente della Commissione Giustizia del Senato, ndr) – si legge – chiarisce quali sono gli elementi che hanno portato alla condanna: Due prove dichiarative, ossia la confessione di Rosa e Olindo e le dichiarazioni di Mario Frigerio, marito di una delle vittime, Valeria Cherubini, salvatosi perché creduto morto dagli assalitori, il quale riconosce Olindo e non Rosa, che verrà riconosciuta dallo stesso solo nel corso del dibattimento. E poi la presenza di una traccia ematica sul battitacco della portiera anteriore sinistra della macchina di Olindo”.

“E’ vero che i Romano confessano la loro responsabilità – prosegue il legale – ma lo fanno sulla base di una ricostruzione dei fatti nella quale l’avvocato Fabio Schembri (altro legale della difesa, ndr) è stato capace di individuare ben 384 contraddizioni rispetto alla realtà dei fatti che risulta da prove oggettive e accertate”.

Insomma, per la difesa la confessione deriverebbe da un “rapporto di succubanza che lega Olindo a Rosa e che rende prioritario l’obiettivo di continuare a vivere insieme” anzi che ‘combattere’ per la propria innocenza.

Il legale e senatore torna anche sulle prove scientifiche: nessuna traccia di sangue è stata ritrovata nella casa di Rosa e Olindo o sui loro vestiti, così, com’è noto, i Ris non trovarono tracce dei due sul luogo dei fatti.

 

 

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3 Novembre 2016 — 10:11 / Cronaca, Erba
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