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Giovani scuola e lavoro: crescono diplomati e laureati nel comasco

Comune:

COMO – I dati sono quelli pre-pandemia, non tengono conto dell’ultimo anno di disagio per l’economia a seguito dell’emergenza sanitaria, ma, come tengono a precisare i redattori dello studio, ‘Young’ è uno strumento per orientare i giovani rispetto alle tendenze del mercato del lavoro che ci augura tornerà in moto superato questo periodo di Covid.

Ecco quindi la fotografia scattata dal report prodotto dalla Camera di Commercio di Como e Lecco in collaborazione con la Provincia di Lecco e i ricercatori del gruppo Clas che, in sintesi, registra l’incremento di diplomati e laureati sia in provincia di Lecco che di Como e un trend di assunzioni in crescita per i giovani che fa ben sperare per il post emergenza. Le imprese, dal canto loro, faticano ancora a trovare personale con le qualifiche  e competenze richieste.

Il quadro generale dell’area lariana che emerge dai principali indicatori del mercato del lavoro a fine 2019 evidenzia una situazione complessivamente positiva, pur con qualche differenziazione di rilievo tra le due province che la compongono relativamente a specifici aspetti.

Permane tuttavia una situazione leggermente migliore in provincia di Lecco rispetto all’area comasca, soprattutto con riferimento al tasso di disoccupazione generale (5% a Lecco, 6,3% a Como).

Il tasso di disoccupazione giovanile registrato nel 2019 – sia a Como che a Lecco è però ancora piuttosto elevato nel contesto europeo e rispetto ad alcune province lombarde, pur se decisamente inferiore a quello medio italiano.

 

Positivo l’andamento degli avviamenti di persone con età compresa tra 15 e 24 anni, aumentati del 40% tra il 2014 e il 2019, senza rilevanti differenze tra le due province.

A questa maggior domanda di giovani si contrappone, però, la lieve ma costante riduzione negli ultimi anni della quota di imprese giovanili (quelle in cui il controllo è detenuto in prevalenza da persone di età inferiore ai 35 anni) sul totale delle imprese registrate, anche in questo caso con dati simili per le due province.

Più diplomati e laureati

Anche la dinamica delle uscite dal sistema formativo negli ultimi anni si conferma in crescita, sia per quanto riguarda i diplomati che per i laureati residenti nelle due province (indipendentemente dalla sede universitaria in cui conseguono il titolo).

In provincia di Como, al termine dell’anno scolastico 2019-2020 si contano circa 4.150 diplomati, in aumento rispetto ai circa 4.000 del precedente anno scolastico. Resta invece sostanzialmente stabile la dinamica di coloro che hanno ottenuto una qualifica professionale nei percorsi di Istruzione e Formazione Professionale triennali o quadriennali; circa 1.600 unità nel 2020, rispetto ai 1.630 dell’anno precedente. Nel complesso, le ”uscite’ di diplomati e qualificati raggiungono le 5.750 unità.

Il tasso di conseguimento del diploma – calcolato sulla popolazione con 19 anni di età – si è portato dal 69,8% al 69,4%, confermando comunque un’elevata propensione dei giovani comaschi ad intraprendere e concludere un percorso formativo: 7 su 10 arrivano infatti a completare gli studi superiori.

Tra i diplomati resta prevalente la quota dei liceali, che rappresenta circa il 45% del totale e i diplomati degli Istituti professionali rappresentano il 20% di quelli complessivi .

 


Anche in provincia di Lecco è in leggera crescita il numero dei diplomati e qualificati in uscita dal sistema formativo. Al termine dell’anno scolastico 2019-20 hanno infatti concluso il percorso formativo circa 3.100 studenti (contro 3.000 unità nel 2019)

Nel 2020 il numero dei diplomati nelle scuole superiori presenti in provincia di Lecco è pari a poco più di 2.500 unità; il tasso di conseguimento del diploma – come detto, calcolato sulla popolazione residente con 19 anni d’età – è salito dal 70,4% al 73,7%.

Il flusso dei liceali – fra i diplomati – si conferma consistente: nel 2020 rappresenta il 51% del totale, significativamente superiore al corrispondente flusso dei diplomati negli Istituti tecnici (32%) e in quelli professionali (17%)

 

L’università

Nel territorio lariano quasi due terzi dei diplomati (per la precisione il 65%) si indirizza verso un percorso universitario: l’ultimo dato disponibile – relativo all’anno accademico 2018-2019 – evidenzia un livello di passaggio all’università pari al 63,5% per Lecco e al 66,5% per Como, con un trend maggiormente positivo per l’area comasca.

Tra i laureati, presentano una crescita più significativa quelli residenti in provincia di Lecco (+8% tra il 2013 e il 2018), mentre l’incremento realizzato nello stesso periodo da quelli laureati residenti in territorio comasco è decisamente inferiore (+2%)

Sia a Como che a Lecco la scelta dei percorsi universitari si orienta principalmente verso le discipline economico-statistiche (14,4% a Como e 15,8% a Lecco) e quelle del gruppo di laurea ingegneristico (14,2% a Como e 15,9% a Lecco).

Piuttosto consistente anche la quota di giovani residenti a Como che privilegia corsi di laurea del gruppo politico-sociale (12,8%, a fronte dell’11,2% dei neo-diplomati di Lecco); sono invece compresi tra il 7 e l’8% – sia a Como che a Lecco – gli immatricolati nel gruppo linguistico. Gli indirizzi scientifici “pesano” per il 5,4% a Como e per circa il 5% a Lecco (che però registra una flessione non marginale rispetto all’anno precedente: la quota era del 7%).

 

Considerando l’insieme delle province di Como e Lecco, nel 2018 (ultimo dato disponibile), il flusso dei laureati (triennali, specialistici e magistrali) ha superato di poco la soglia delle 4.500 unità, registrando una variazione positiva sull’anno precedente: +4,5%.

Le richieste del mercato del lavoro

Per quanto riguarda le principali caratteristiche qualitative della domanda di lavoro delle imprese dell’area lariana, la propensione ad assumere figure di elevata specializzazione (cioè dirigenti, specialisti e tecnici) risulta discretamente elevata, raggiungendo nel 2020 il 22% del totale delle figure richieste, in leggero aumento rispetto al 2019.

Più contenuto, ma anch’esso in aumento, l’orientamento delle imprese verso l’assunzione di personale laureato, che passa dal 13% del 2019 al 15% del 2020; anche la quota dei diplomati aumenta di 3 punti, raggiungendo il 35% del totale. Si riduce significativamente, invece, la quota di domanda di qualificati (in concomitanza con la riduzione del numero di coloro che conseguono tale livello di istruzione).

 

Nel sistema delle imprese e in quello formativo non mancano iniziative finalizzate ad affrontare le criticità che caratterizzano le relazioni scuola-lavoro, sia nell’area comasca che in quella lecchese. Fra le più recenti, si segnala il percorso di “alternanza scuola-lavoro” che – secondo i dati rilevati dall’indagine Excelsior – mostra, relativamente all’ultimo biennio, un buon coinvolgimento delle imprese: nell’area lariana coinvolge una impresa su cinque in complesso e circa il 40% di quelle medio grandi, un livello superiore a quello medio della Lombardia e dell’Italia.

La quota di imprese che nel 2018 (ultimo dato disponibile) hanno ospitato giovani in “tirocinio/stage” si attesta intorno al 15% a Como e al 13% a Lecco. Tali quote risultano di poco inferiori alla media regionale e nazionale.

“Tra le caratteristiche qualitative della domanda di lavoro espressa dalle imprese lariane per il periodo gennaio-ottobre 2020 è importante sottolineare soprattutto la difficoltà di reperimento molto elevata segnalata dalle imprese di entrambe le province, che fanno fatica a trovare oltre un terzo delle figure di cui hanno bisogno, in particolare nell’area tecnica e della progettazione – spiegano i redattori dello studio – Per circa un terzo dei profili richiesti è stata espressamente indicata la preferenza per giovani under 30: questi possono pure competere con tutti gli altri candidati per le posizioni per le quali l’età non rappresenta un requisito giudicato fondamentale. Tuttavia, in due terzi dei casi si richiede una precedente esperienza lavorativa, che quindi sfavorisce i giovani senza esperienza”.

Le prospettive post-Covid

“Una volta superata l’emergenza sanitaria -secondo gli esperti di Young – il mercato del lavoro continuerà a riflettere la marcata competizione tra imprese e tra sistemi economici, che probabilmente si accrescerà nella fase di ripresa post- pandemia. Ciò porterà sempre di più le imprese – in particolare quelle operanti in aree economicamente avanzate, come l’area lariana – ad inserire nei loro organici persone non solo preparate dal punto di vista scolastico, ma in possesso di determinate competenze, sia di tipo tecnico (skill digitali, conoscenza di linguaggi informatici e di tecnologie applicative, conoscenza dell’inglese e di altre lingue), sia di altra natura (flessibilità e capacità di adattamento, capacità di lavorare in gruppo, capacità di risolvere problemi, capacità comunicativa, attitudine alla sostenibilità ambientale) che abitualmente non si imparano a scuola”.

“Ciò probabilmente – concludono – farà aumentare il mismatch qualitativo tra domanda e offerta di lavoro, cioè il divario tra le caratteristiche delle figure richieste e le conoscenze/ competenze effettivamente possedute da chi cerca lavoro, soprattutto se ‘fresco di studi’ e quindi senza esperienza alle spalle. Se è vero che il sistema formativo si sta gradualmente attrezzando per migliorare la qualità dei percorsi scolastici, d’altro canto è sempre più richiesta una disponibilità personale all’apprendimento e al miglioramento del proprio patrimonio conoscitivo”.

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28 Gennaio 2021 — 08:49 / Scuola
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