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Incidente nautico a Venezia, aperta un’indagine: “Possibile errore umano”

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LECCO – La procura di Venezia ha aperto un fascicolo sul tragico incidente nautico nel quale hanno perso la vita due piloti lecchesi, Fabio Buzzi e Luca Nicolini, e un terzo pilota inglese, con un unico sopravvissuto, Mario Invernizzi, pilota e imprenditore di Lecco.

Spetterà alla magistratura chiarire i motivi del drammatico schianto della barca di Buzzi, titolare della Fb Design di Annone e detentore di record di velocità contro la diga in località Lunata nella serata di martedì. L’equipaggio stava concludendo la tratta Montecarlo-Venezia cercando di battere il record di velocità.

Una prima ricostruzione dell’accaduto arriva da AssoNautica Italiana che ha seguito da vicino la drammatica vicenda.

“Lo scafo di Fabio Buzzi e del suo equipaggio, recuperato dai Vigili del Fuoco è strutturalmente integro. Poche barche avrebbero resistito ad un impatto così potente – spiegano pubblicando il video dell’imbarcazione riportata a terra – Vale a dire che il mezzo, pensato per usi militari, era progettato bene. Un errore umano, visti gli strumenti di cui la barca era dotata, alla base della tragedia”.

Una teoria che trova fondamento nelle attrezzature di cui era dotata l’imbarcazione “strumentata con un sofisticato sistema militare per la visione notturna composto da due strumenti a disposizione del radarista: uno a raggi infrarossi che intercetta le fonti di calore ed un secondo ad amplificazione di luminosità, entrambi consultabili sullo stesso schermo sia in contemporanea che uno alla volta per avere la massima dimensione degli eventuali ostacoli sulla rotta” proseguono da AssoNautica.

“È probabile che in fase di avvicinamento alla bocca di porto, dove la presenza di barche è un fatto normale, il responsabile della rotta abbia messo a tutto schermo la visione ad infrarossi. La diga essendo un ‘bersaglio freddo’ in questa funzione non può apparire sugli schermi – proseguono – È da escludere che gli strumenti non fossero perfettamente funzionanti dato il fatto che l’ing. Buzzi non avrebbe mai messo a rischio né la vita delle persone che si sarebbero trovate sulla sua rotta, nè quella del suo equipaggio. Dati i precedenti, avrebbe optato per un ingresso a lento moto”.

“Dopo 20 ore di mare a quella velocità arrivi distrutto, la stanchezza è tanta, negli ultimi tratti cala la tensione, il record è fatto, ma la distrazione può essere fatale e la morte, come in questo caso ti aspetta all’ultima virata, all’ultima onda” ha spiegato Giampaolo Montavoci, pluricampione di Off Shore, Presidente della Commissione FIM Endurance

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19 Settembre 2019 — 17:07 / Fuori provincia
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