
Cerimonia con alzabandiera la mattina di giovedì 23 gennaio alla presenza delle autorità e degli alunni della primaria
“Uno sguardo al passato per affrontare il presente e il futuro”: il messaggio al centro della cerimonia
ROGENO – La comunità di Rogeno si è ritrovata per celebrare un passaggio identitario che affonda le radici nella storia repubblicana del Paese: il settantesimo anniversario della concessione dello stemma comunale. La cerimonia si è svolta nella mattinata di giovedì 23 gennaio con l’alzabandiera, alla presenza di cittadini e di tutti gli alunni della scuola primaria accompagnati dagli insegnanti.
Accanto alla popolazione erano presenti le autorità civili, militari e religiose. Hanno partecipato il sindaco Redaelli Matteo, il vicesindaco Viganò Isabella e l’assessore Gerosa Cesare, la presidente della Provincia di Lecco Alessandra Hofmann, il comandante della stazione dei Carabinieri di Costamasnaga Ivano Cefalo, il comandante della Polizia locale di Rogeno-Molteno Walter Cecco, il parroco don Emilio Colombo e i dipendenti comunali. Una cerimonia definita semplice ma sentita, scandita dall’alzabandiera e dagli interventi ufficiali.
Nel suo discorso il sindaco ha richiamato la data del 24 gennaio 1956, quando, con decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri, vennero concessi al Comune di Rogeno lo stemma e il gonfalone. “In questo anniversario desideriamo celebrare non solo il nostro passato, ma anche riscoprire il valore della comunità”, ha affermato, definendola come un insieme di persone che si riconoscono in un territorio, in una cultura e in un progetto comune. Un principio che, allora come oggi, rappresenta il pilastro per affrontare le sfide del presente e del futuro.
Il primo cittadino ha ricordato come la popolazione di allora avesse scelto un simbolo capace di rappresentarla, soffermandosi sulla descrizione araldica dello stemma: “d’argento al castello di rosso, merlato alla guelfa, aperto e finestrato del secondo, fondato su un terreno roccioso declinante in banda e uscente dalla punta”. Un passaggio che sarà oggetto di un approfondimento dedicato. Rivolgendosi ai più giovani, il sindaco ha sottolineato l’importanza del senso di appartenenza e dell’immedesimazione nella storia vissuta dalle generazioni precedenti, convinto che abbia ancora molto da insegnare.

Ampio spazio è stato dedicato al contesto storico del 1956. A poco più di dieci anni dalla fine della Seconda guerra mondiale, molti rogenesi avevano vissuto direttamente il conflitto. In Italia il Presidente della Repubblica era Giovanni Gronchi e il capo del Governo Antonio Segni, che approvarono lo stemma comunale. Erano gli anni dell’attuazione della Costituzione, dell’insediamento della Corte costituzionale, della riforma agraria, delle politiche per ridurre il divario tra Nord e Sud e per incrementare l’occupazione, oltre ai primi progetti di riforma della scuola. Sul piano internazionale, nel clima della Guerra fredda, l’Italia entrava nelle Nazioni Unite e lavorava alla nascita della Comunità Economica Europea.
Guardando alla realtà locale, il sindaco ha ricordato una Rogeno di circa duemila abitanti, con meno case e più prati e boschi, strade in gran parte sterrate percorse a piedi o con i carretti. L’amministrazione comunale era impegnata nella realizzazione dei collegamenti viari verso le frazioni e la provinciale di Casletto, nell’acquisto dei terreni per la Posta e nella progettazione della nuova scuola elementare. Ha ricordato anche il cambio dei parroci a Rogeno e Casletto, l’arrivo di don Antonio Castelli, la liturgia in latino, una televisione ancora poco diffusa e abitazioni spesso prive di bagno e acqua corrente. “In questo contesto la comunità di allora, unita, volle individuare un proprio stemma rappresentativo”, ha rimarcato.
Nel prosieguo dell’intervento sono arrivati i ringraziamenti, seguendo l’ordine del cerimoniale. Il sindaco ha citato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha fatto pervenire i propri saluti e auguri, il prefetto di Lecco Paolo Ponta, la presidente della Provincia Alessandra Hofmann, le forze dell’ordine rappresentate dal comandante Cefalo, “donne e uomini che ogni giorno difendono la sicurezza, la libertà e la dignità del nostro Paese”, e i dipendenti comunali, definiti essenziali per il funzionamento della macchina amministrativa. Un pensiero è stato rivolto anche all’allora sindaco Colombo Felice e agli amministratori che portarono avanti la richiesta dello stemma, a tutti i sindaci che si sono succeduti, al parroco don Emilio Colombo e ai suoi predecessori, al mondo della scuola e, infine, ai cittadini, “ultimi nell’ordine ma primi per importanza”.
Negli interventi successivi, la presidente Hofmann ha ribadito il valore della conoscenza della storia locale e dell’importanza di un simbolo condiviso. Il comandante Cefalo ha richiamato i progressi compiuti dalle comunità nel tempo, mentre don Emilio Colombo ha ricordato il ruolo svolto dalla Chiesa nella storia del paese, della Regione e della Nazione. La cerimonia si è conclusa con la benedizione.
In chiusura il sindaco ha annunciato l’appuntamento di giovedì 30 gennaio alle 21, presso la scuola primaria, per la serata “Stemmi e Araldi Ieri e oggi – Non una lezione ma un giro di curiosità”, con il dottor Alessandro Pina, bibliotecario comunale, dedicata alla storia dello stemma e dell’araldica. Ai ragazzi, infine, sono stati affidati due compiti: esporre la bandiera a festa, anche disegnata se non disponibile, e raccogliere i ricordi dei nonni su quegli anni, sulla scuola e sul paese.



