L’uomo, residente in Svizzera, aveva dichiarato solo 3mila euro in contanti
Il certificato azionario al portatore è stato sequestrato per un valore di 107.146,68 euro
CHIASSO – Un controllo di routine alla frontiera con la Svizzera si è trasformato in un accertamento ben più rilevante per un imprenditore italiano residente nella Confederazione Elvetica. Nei giorni scorsi, i militari del Gruppo Ponte Chiasso della Guardia di Finanza hanno fermato l’uomo mentre faceva ingresso in Italia, nell’ambito delle ordinarie attività di vigilanza sulle movimentazioni transfrontaliere di denaro contante.
Alla richiesta degli operanti di dichiarare l’eventuale trasporto di contanti, titoli o altri valori, il transitante ha riferito di avere con sé circa 3.000 euro e di doversi recare in Italia per motivi di lavoro. Una versione che, tuttavia, non ha convinto del tutto i finanzieri, anche alla luce dello stato di agitazione manifestato durante il controllo. Da qui la decisione di approfondire gli accertamenti, estendendoli alla persona e alla valigetta al seguito.
All’interno del bagaglio, i militari hanno rinvenuto un certificato azionario al portatore emesso da una società elvetica, per un valore nominale di 100.000 franchi svizzeri, oltre a una somma di denaro contante rientrante nei limiti previsti dalla normativa. Il titolo, però, non era stato oggetto di dichiarazione, come invece imposto dalla legge per il trasferimento transfrontaliero di valori.
Per l’omessa comunicazione è scattata una sanzione amministrativa compresa tra il 70 e il 100 per cento della somma eccedente quella consentita, accompagnata dal sequestro amministrativo del certificato, quantificato in 107.146,68 euro al cambio attuale. Il controllo è avvenuto nei giorni scorsi, durante le attività quotidiane di presidio al confine di Chiasso.
L’operazione, spiegano dalle Fiamme Gialle, rientra in un più ampio e costante dispositivo di prevenzione messo in campo lungo i confini nazionali, finalizzato alla tutela della legalità economico-finanziaria e al contrasto dei traffici illeciti. Un lavoro silenzioso e continuo che, anche in questa occasione, ha portato alla luce una violazione significativa degli obblighi in materia di circolazione dei capitali.