Guardia di Finanza arresta due imprenditori per truffe informatiche: fondi al clan dei Casalesi

Redazione 10 Marzo 2026

Fuori provincia

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Operazione della Guardia di Finanza su mandato della DDA di Napoli: 24 indagati e 38 truffe contestate

MILANO – Un sistema di truffe informatiche legato alla criminalità organizzata è stato scoperto nell’ambito di un’indagine coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. I militari del Nucleo Speciale Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, con il supporto dei finanzieri dei Comandi Provinciali di Caserta e Milano, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di due persone, accusate di associazione per delinquere e autoriciclaggio con l’aggravante di aver favorito il clan dei Casalesi.

Il provvedimento è stato emesso dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Napoli nell’ambito di attività investigative dirette dalla Procura della Repubblica – D.D.A. Gli accertamenti hanno portato alla luce un articolato sistema illecito messo in piedi da un’organizzazione operante tra Italia e Spagna con l’obiettivo di svuotare i conti correnti di ignari correntisti attraverso accessi abusivi ai sistemi informatici e il furto di dati sensibili.

Secondo quanto emerso dalle indagini, il gruppo utilizzava tecniche di phishing tramite email, smishing mediante l’invio di sms e vishing attraverso telefonate fraudolente per carpire informazioni bancarie delle vittime. L’attività investigativa, svolta anche attraverso canali di cooperazione internazionale di polizia, ha riguardato complessivamente 24 soggetti e si è concentrata su 38 episodi di truffa ai danni di altrettante vittime italiane, per un importo complessivo di circa 800mila euro.

Una parte delle somme sottratte sarebbe confluita nelle casse del clan dei Casalesi. Il meccanismo più diffuso prevedeva l’invio alla vittima di un sms o di una email apparentemente provenienti dalla propria banca, con cui veniva segnalata l’esecuzione di bonifici o altre operazioni di addebito. In seguito, un truffatore, fingendosi un addetto al sistema antifrode dell’istituto di credito, convinceva la vittima a effettuare un bonifico istantaneo verso un conto riconducibile all’organizzazione.

Un secondo schema prevedeva invece l’attivazione fraudolenta di una copia della SIM telefonica associata al conto corrente della vittima. In questo modo i truffatori riuscivano ad accedere all’home banking e, dopo aver ricevuto il codice temporaneo OTP via sms, trasferivano con bonifici istantanei le somme presenti sui conti verso rapporti bancari collegati al gruppo criminale.

Il denaro ottenuto veniva poi rapidamente trasferito su altri conti, anche esteri, prelevato in contanti e consegnato in larga parte a esponenti del clan dei Casalesi. In alcune circostanze i proventi illeciti sarebbero stati utilizzati anche per l’acquisto di valute virtuali, considerate un investimento sicuro per la difficoltà di identificare i titolari dei portafogli digitali.

Sulla base degli elementi raccolti, il G.I.P. del Tribunale di Napoli ha disposto la custodia cautelare in carcere nei confronti dei due principali indagati, imprenditori casertani attivi nel settore del commercio di automobili e domiciliati tra Italia e Spagna. Per gli altri indagati il giudice ha comunque ritenuto sussistente un quadro indiziario che li collocherebbe all’interno di un’associazione per delinquere finalizzata alla frode informatica, al riciclaggio e all’autoriciclaggio, con l’aggravante – per sei persone – di aver agevolato il clan dei Casalesi.

Secondo gli investigatori, circa il 40% dei proventi delle truffe veniva consegnato in contanti a esponenti del clan camorristico per finanziare l’attività dell’organizzazione e sostenere diverse famiglie di detenuti, rafforzando così la presenza camorristica sul territorio.

Nel corso dell’indagine sono state eseguite anche 21 perquisizioni tra abitazioni e attività commerciali nelle province di Napoli, Caserta, Modena, Benevento, Potenza e Isernia, finalizzate all’acquisizione di ulteriori elementi di prova.

Il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta nella fase delle indagini preliminari. Contro di esso sono ammessi mezzi di impugnazione e i destinatari restano presunti innocenti fino a sentenza definitiva.

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