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Strage di Erba. Nuovi sviluppi dall’inchiesta della “Iena” Monteleone

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ERBA – Nuovi sviluppi nell’inchiesta delle Iene sulla Strage di Erba: le due puntate di martedì 16 e 23 ottobre sono state dedicate rispettivamente al luogo dove è morta Valeria Cherubini, moglie dell’unico sopravvissuto, Mario Frigerio, e alle confessioni dei due coniugi, Olindo e Rosa Romano.

Una questione delicata quella sollevata da Antonino Monteleone a partire dai dubbi nutriti da Azouz Marzouk, marito di Raffaella Castagna e padre del piccolo Youssef, e che ha portato i giornalisti del programma di Mediaset a concentrarsi sulle testimonianze di Mario Frigerio e sulle indagini effettuate sulla macchia di sangue trovata sul battitacco dell’auto di Olindo e Rosa Romano.

Dove è stata aggredita e colpita a morte Valeria Cherubini? Questa, invece, la domanda che apre il quarto episodio dell’inchiesta e la cui risposta permetterebbe, secondo alcuni, di definire gli spostamenti degli assassini nella palazzina di via Diaz.  Sono due infatti le ipotesi a riguardo: secondo l’accusa e i tre gradi di giudizio, gli uccisori avrebbero abbandonato la palazzina usando le scale e poi l’unica uscita; al contrario, secondo la difesa, avrebbero usato una via alternativa, ovvero, sembrerebbe, il balconcino di casa Castagna.

In base alla ricostruzione degli eventi, ricordata dal giornalista investigativo Edoardo Montolli, Valeria Cherubini è stata trovata morta sotto la tenda della mansarda con le mani a protezione del capo e sia i primi soccorritori che lo stesso Frigerio hanno dichiarato di aver sentito la donna chiedere aiuto dalla mansarda. Da qui l’ipotesi di Montolli: se sulla tenda della casa della Cherubini ci sono anche macchie da schizzo, questo potrebbe voler dire che sia stata colpita a morte in casa sua. A questo punto, però, l’aggressore non avrebbe più potuto scappare dalle scale perché al pianerottolo del primo piano c’era già il volontario dei Vigili del Fuoco che prestava soccorso a Frigerio.

Diversa la ricostruzione dei giudici secondo cui Valeria Cherubini, già devastata dalle innumerevoli coltellate inflitte anche alla gola e alla lingua, avrebbe salito le scale e sarebbe morta in casa sua: “Come è possibile che un qualsiasi essere vivente possa fare questa cosa? – ha dichiarato Montolli.

Un’analisi approfondita alle macchie sulla tenda potrebbe gettar luce sulla questione: definire se si tratti di tracce da contatto o da proiezione permetterebbe infatti di chiarire la dinamica degli eventi e, quindi, di comprendere dove sia stata uccisa la donna. A questo proposito è stato intervistato il generale Luciano Garofano, all’epoca della strage Comandante del Ris dei Carabinieri secondo cui non sarebbe possibile escludere con certezza che Valeria Cherubini sia morta in casa sua, anche perché non sono mai state richieste analisi sulle tende. Ed è stato lo stesso generale a rispondere che “anche io avevo il desiderio insieme a voi di discutere su dubbi che sono rimasti, in casi soprattutto come questi molto complessi nell’opinione pubblica, che vale la pena discutere”.

A partire da quanto rilevato dall’inchiesta finora, durante la quinta puntata andata in onda ieri, martedì, i giornalisti delle Iene si sono concentrati sulla terza prova che, con la testimonianza di Frigerio e la macchia sul battitacco, avrebbe portato alla condanna all’ergastolo per Olindo e Rosa Romano, ovvero le loro confessioni.

Confessioni che, secondo quanto rilevato da Montolli e dalla difesa, conterrebbero molteplici errori e discrepanze che poco concorderebbero con il modo in cui sono andati i fatti: nonostante, infatti, le versioni dei due coniugi con il tempo si affinino e diventino sempre più vicine, gli errori resterebbero e alcuni di essi, come esemplificato dall’avvocato della difesa Fabio Schembri, sarebbero clamorosi pur riguardando passaggi cruciali della vicenda. Sarebbero 243 gli errori che Olindo avrebbe commesso nelle sue dichiarazioni, quelli di Rosa non sarebbero nemmeno calcolabili.

Due elementi, inoltre, non convincerebbero Montolli: secondo quanto emerso dalle sue indagini, in diversi interrogatori gli inquirenti avrebbero mostrato agli indagati fotografie della scena del crimine e Rosa Bazzi avrebbe riascoltato le confessioni del marito. Rispetto a quest’ultimo punto, Montolli sottolinea: “Come si fa a distinguere se la confessione è buona o se non è stata concordata? Questo è un problema”. Secondo il giornalista, infatti, Rosa avrebbe chiesto di riascoltare le dichiarazioni di Olindo perché non “sapeva da che parte girarsi” non avendo potuto leggere, lei analfabeta, l’ordinanza di fermo che invece il marito aveva visionato e di cui, in fase di interrogatorio, avrebbe riportato la ricostruzione dei fatti. Una ricostruzione inesatta, secondo quanto dichiarato dalla difesa e da Montolli, tanto che Olindo arriva a dire al Pm “Metta quello che vuole” e Rosa continua a chiedere “È giusto così?”.

Allora, perché i due confessano? Dalle intercettazioni effettuate in carcere, Olindo spiega alla moglie come sia meglio confessare per ottenere benefici di pena, nonostante, come lei spesso gli fa notare, “non è vero”. Per lasciare libera Rosa, Olindo è disposto a assumersi l’intera colpa, ma la moglie lo precede confessando per prima.

Una confessione che, secondo la difesa, sarebbe da ricondurre a un caso di falsificazione della confessione da parte dei presunti colpevoli. A spiegare meglio questo fenomeno è il professor Giuseppe Sartori, ordinario di neuroscienze forensi all’Università di Padova: “Contrariamente a quanto si pensa è un fenomeno piuttosto frequente – ha precisato – Le ricerche scientifiche che permettono di identificare le false confessioni certe dicono che 1 su 4 confessioni sono false. Ci sono dei fattori che rendono più probabile la falsa confessione: l’isolamento, l’efficienza cognitiva scarsa, la sovrastima delle prove che porterebbero alla colpevolezza”. A attirare l’attenzione del professore, sarebbero stati in particolare la promessa velata della cosiddetta “cella matrimoniale”, la prolissità di Olindo su alcuni particolari periferici e la sinteticità dello stesso su alcuni elementi centrali.

A questo punto dell’inchiesta, i giornalisti delle Iene hanno ottenuto un’intervista con Olindo Romano, nel carcere dov’è detenuto, che verrà trasmessa la prossima domenica.

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24 ottobre 2018 — 14:43 / Cronaca
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