Como

Truffe porta a porta, coinvolto anche il Comasco: oltre 1.200 anziane vittime in tutta Italia

Redazione 30 Luglio 2026

Como, Cronaca

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La Guardia di Finanza di Padova ha chiesto il rinvio a giudizio per sei persone accusate di aver raggirato donne anziane anche nella provincia di Como

Le vittime venivano convinte ad acquistare prodotti per migliaia di euro e, in molti casi, ad accendere finanziamenti

COMO – C’è anche la provincia di Como tra i territori coinvolti nell’indagine della Guardia di Finanza di Padova che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per sei persone accusate di far parte di un’associazione a delinquere dedita a truffe ed estorsioni ai danni di donne anziane nel settore delle vendite “porta a porta”. Sono oltre 1.200 le vittime individuate dagli investigatori in numerose province italiane.

Secondo l’accusa, l’organizzazione, radicata nel Padovano ma operativa in gran parte del Paese, prendeva di mira soprattutto donne ultrasessantenni, inducendole ad acquistare prodotti per la casa di scarso valore a prezzi compresi tra 5.000 e 7.000 euro, spesso ricorrendo a finanziamenti presso società di credito al consumo.

La richiesta di rinvio a giudizio arriva al termine di un’indagine che segue le misure cautelari disposte dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Padova. Nei confronti dei promotori del sodalizio erano state eseguite cinque misure cautelari personali – una in carcere, due agli arresti domiciliari e altre due misure – oltre al sequestro preventivo di beni per un valore complessivo di 2,5 milioni di euro. L’analisi del materiale sequestrato e le ulteriori testimonianze raccolte hanno consolidato il quadro accusatorio, successivamente confermato anche nell’ambito delle istanze di riesame presentate dagli indagati.

L’inchiesta era nata durante l’ordinaria attività di controllo economico del territorio, quando i finanzieri avevano notato alcuni soggetti padovani frequentare abitualmente locali esclusivi della movida cittadina a bordo di auto di lusso, nonostante i redditi dichiarati risultassero incompatibili con lo stile di vita condotto. Gli approfondimenti hanno inoltre evidenziato anomalie nella clientela della società da loro gestita, composta esclusivamente da donne anziane.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, gli indagati acquistavano elenchi nominativi da altre società operanti nello stesso settore e, attraverso una rete di venditori porta a porta, raggiungevano quotidianamente abitazioni di anziani, pensionati, casalinghe e persone sole. Una volta entrati nelle case, sostenevano che, in virtù di contratti sottoscritti anni prima con altre aziende di vendita a domicilio, le vittime fossero obbligate ad acquistare nuovi articoli per la casa, tra cui ferri da stiro, batterie di pentole, materassi, topper, cuscini, lenzuola, poltrone reclinabili e dispositivi elettromedicali per la magnetoterapia, presentati come prodotti di elevata qualità ma ritenuti in realtà di scarso valore.

Gli acquisti, per importi compresi tra 5.000 e 7.000 euro, venivano spesso finanziati tramite società di credito al consumo. In diversi casi i venditori tornavano dopo alcuni mesi nelle abitazioni delle persone più vulnerabili, convincendole a sottoscrivere ulteriori ordini e a rimodulare i finanziamenti già accesi, con un conseguente aumento dell’importo delle rate e della loro durata.

Quando le vittime cercavano di opporsi, sarebbero state minacciate con il ricorso alle vie legali, facendo credere che i contratti firmati in passato comportassero ulteriori obblighi di acquisto. Per rendere più credibile la messinscena, gli indagati simulavano anche telefonate con presunti responsabili delle aziende, inducendo molte donne a firmare nuovi ordini pur non avendo alcuna necessità dei prodotti, con l’unico obiettivo di liberarsi delle pressioni esercitate.

Tra le oltre 1.200 vittime figurano anche residenti nella provincia di Como, oltre che in decine di altri territori italiani, tra cui Bergamo, Brescia, Lecco, Milano, Monza e Brianza e Varese.

Secondo la Guardia di Finanza, il sistema garantiva agli indagati ingenti profitti grazie a ricarichi fino all’800% sui prodotti venduti e alle provvigioni riconosciute dalle società finanziarie per ogni pratica di credito concessa. Risorse che avrebbero consentito ai principali componenti dell’organizzazione di mantenere uno stile di vita lussuoso, tra vacanze esclusive, ristoranti di alto livello, acquisti presso marchi dell’alta moda e il noleggio di auto sportive e di lusso.

L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Padova, ha permesso di interrompere l’attività del gruppo criminale, contestando reati di associazione a delinquere, estorsione, truffa e riciclaggio dei proventi illeciti. La Procura ha chiesto il rinvio a giudizio dei sei indagati. Come previsto dalla legge, resta fermo il principio della presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

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