Presentato a Milano il report 2025: crescono interventi, feriti e decessi
Le cadute rappresentano il 45% delle cause di intervento, seguite da malori (14,1%) e incapacità (8,1%); 528 invece le persone decedute
MILANO – Oltre tredicimila interventi in un anno, il dato più alto mai registrato, e un aumento significativo delle vittime: è una fotografia netta quella che emerge dal report 2025 del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico (CNSAS), che certifica una pressione crescente sul sistema di emergenza in montagna e negli ambienti impervi in tutta Italia.
I numeri, diffusi a Milano oggi, 1° aprile, parlano di 13.037 missioni complessive di soccorso – somma delle 11.287 effettuate dal CNSAS e delle 1.750 del Soccorso Alpino Valdostano – con un incremento dell’8% rispetto al 2024 e del 2023. Un trend in costante crescita che trova conferma anche nell’impegno operativo: quasi 205 mila ore/uomo e oltre 46.900 soccorritori coinvolti, a fronte di circa 7.000 tecnici complessivi.

Il dato che più colpisce riguarda però le conseguenze degli incidenti. Nel 2025 si contano 528 persone decedute, in aumento del 13% rispetto alle 466 dell’anno precedente e alle 491 del 2023. I feriti sono 9.624, mentre 4.231 persone risultano illese e 140 disperse. Un quadro che segna un’inversione rispetto al lieve calo dei decessi osservato negli anni precedenti e riporta l’attenzione sul tema della prevenzione .
Le cause degli interventi restano sostanzialmente stabili, ma evidenziano criticità strutturali: le cadute o scivolate rappresentano da sole il 45% dei casi, seguite dai malori (14,1%) e dall’incapacità durante l’attività (8,1%). Elementi che confermano come, accanto ai fattori ambientali, incidano in modo rilevante la preparazione tecnica e la valutazione del rischio.
Sul fronte delle attività, l’escursionismo si conferma di gran lunga la principale causa di intervento, con il 43,6% dei casi, seguito da mountain bike (7,6%), sci (7,4%) e alpinismo (5,2%). Una distribuzione che riflette la crescente diffusione di attività considerate accessibili, ma spesso affrontate senza un’adeguata esperienza.
L’identikit della persona soccorsa resta pressoché invariato: uomo nel 69,5% dei casi, italiano nell’81,1%, con una fascia d’età prevalente tra i 50 e i 60 anni (15,51%). Si tratta frequentemente di escursionisti coinvolti in incidenti legati a cadute o difficoltà sul terreno.

La stagionalità degli interventi conferma la concentrazione nei mesi estivi, con agosto che da solo registra il 17,9% degli interventi, seguito da luglio (13,6%) e settembre (11,4%). Quasi la metà degli incidenti si verifica dunque nel periodo di maggiore afflusso turistico.
Dal report emerge anche il contributo crescente della tecnologia. L’app GeoResQ, sviluppata dal CNSAS insieme al Club Alpino Italiano, ha gestito nel 2025 un totale di 354 eventi, consentendo una maggiore rapidità ed efficacia grazie alla geolocalizzazione precisa. Gli utenti attivi hanno raggiunto quota 256.000, con un incremento di 55.000 nuovi iscritti.
Il quadro complessivo delineato dal CNSAS conferma una pressione sempre più elevata sul sistema di soccorso e rafforza la necessità di investire in prevenzione, formazione e sensibilizzazione. Da qui il richiamo alla prudenza: frequentare la montagna richiede consapevolezza, preparazione e la capacità di rinunciare quando le condizioni non sono adeguate.



















