Il Comune si oppone alla posa di un tubo e stanzia 8.000 euro per le spese legali
Il 30 settembre si terrà l’udienza presso il Tribunale di Como sulla richiesta di “servitù coattiva di acquedotto” nei confronti del Comune di Caglio
CAGLIO – Il gruppo consigliare Caglio si cura ha presentato un’interpellanza al Sindaco, Vittorio Molteni, per conoscere le ragioni per cui viene negata la richiesta di convenzione per la posa di un tubo (di 2,5 cm per un tratto di 250 metri), per consentire l’allacciamento all’acquedotto pubblico ad una casa di civile abitazione.
Il Primo Cittadino aveva dato un generico assenso verbale a fronte della presentazione della richiesta (ormai quattro anni fa’), ma successivamente si è trincerato dietro presunti impedimenti normativi, costringendo di fatto l’anziana proprietaria a rivolgersi al giudice per vedere soddisfatto il proprio diritto all’accesso all’acqua corrente.
Infatti dopo aver sottoscritto convenzioni con il Comune di Sormano, la Provincia di Como ed un privato, per consentire la posa di un tratto della tubazione sui terreni di loro proprietà, e dopo avere sollecitato nuovamente il Sindaco di Caglio ricevendo ancora un rifiuto , il 27/2/2026 la proprietaria si è rivolta al Tribunale di Como, chiedendo un provvedimento che costringa il Comune di Caglio a consentire quanto gli altri enti hanno già approvato, ovvero permettere la posa del tubo di 2,5 cm per garantire ad una casa di civile abitazione di fruire dell’acqua corrente.
Ma la Giunta comunale proseguendo nella sua incomprensibile condotta ha deciso di incaricare un legale, deliberando una spesa iniziale di ben 8.000€, per costituirsi nel dibattimento giudiziario. Interpellato dalla interessata ed a fronte della inconsistenza normativa delle motivazione addotte dal legale del Comune di Caglio, il gruppo consiliare Caglio si cura chiede al Sindaco di chiarire le ragioni di questa decisione che nega un diritto ad una cittadina e comporta anche un danno economico al Comune stesso.
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