L’appello a Lifenet e Reale Mutua per valutare piani di sicurezza alternativi prima di decisioni definitive
“Esistono procedure di deroga per difficoltà oro-geografiche già applicate nel 2016″
ERBA – Sulla complessa vertenza sanitaria riguardante la chiusura del Punto Nascita dell’Ospedale di Erba interviene con decisione il Coordinamento B.A.S.E., che analizza nel dettaglio i dati e le criticità del presidio, mettendo apertamente in discussione la narrazione ufficiale secondo cui la serrata del reparto sarebbe un atto inevitabile e dovuto esclusivamente ai numeri in calo e ai bilanci in rosso.
Al centro dell’analisi del Coordinamento ci sono i dati oggettivi legati all’attività del reparto. I dati sui parti certificano una discesa verticale e costante: dai 320 nati registrati nel corso del 2025 si stima infatti di arrivare a circa 250 parti stimati per tutto il 2026. Una flessione demografica e operativa che si accompagna a bilanci della struttura definiti in forte sofferenza. Tuttavia, dal dossier redatto dal comitato emerge un fattore economico cruciale spesso escluso nel dibattito pubblico. Regione Lombardia, agendo direttamente o tramite il committente ATS, copre la stragrande maggioranza dei ricavi dell’ospedale, ridimensionando il quadro di una presunta insostenibilità isolata.
Il vero fulcro della contestazione mossa dal Coordinamento B.A.S.E. riguarda il famigerato e rigido limite dei 500 parti annui fissato dalle normative nazionali. Contrariamente a quanto si ripete da più parti, la chiusura automatica del reparto al di sotto di questa soglia non è un dogma ineludibile. Esiste infatti una precisa e codificata procedura di deroga pensata e strutturata proprio per quei territori che presentano particolari disagi e difficoltà di natura oro-geografica. Un’eccezione tutt’altro che teorica, visto che la Regione Lombardia aveva già applicato questa stessa via d’uscita nel 2016 per tutelare altri punti nascita situati in aree disagiate della regione.
Alla luce di questi elementi tecnici e normativi, il Coordinamento lancia un appello netto e senza appello indirizzato sia ai gestori della struttura — Lifenet e Reale Mutua — sia ai vertici di Regione Lombardia. La richiesta formale è quella di bloccare i proclami unilaterali e di aprire urgentemente una trattativa pubblica. Prima di assumere decisioni irreversibili che colpirebbero al cuore i servizi essenziali del territorio, il comitato pretende che venga intavolato un confronto trasparente, capace di mettere a nudo i costi reali e di valutare concretamente piani di sicurezza alternativi per le future mamme e per l’intera comunità erbese.
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