Molinari, Santin e Gaddi contro il processo di fusione: “Processo affrettato e poco chiaro”
La cittadinanza è chiamata alle urne domenica, 17 maggio, dalle 7 alle 23
LAMBRUGO – Battute finali nella campagna referendaria per la fusione tra Lambrugo e Lurago d’Erba che si terrà domenica 17 maggio. Dalle 7 alle 23, i cittadini dei due paesi andranno a votare per decidere se confermare il processo di fusione portato avanti dalle due amministrazioni comunali o meno.
Nella serata di ieri il fronte del No moderato, Teniamo Lambrugo, ha schierato importanti voci di rilievo nel panorama politico provinciale e regionale: Stefano Molinari, presidente provinciale di Fratelli d’Italia; Laura Santin segretario provinciale della Lega e Sergio Gaddi, consigliere regionale e coordinatore provinciale di Forza Italia.
L’incontro a cui partecipato circa 70 persone è stato guidato da Carlo Colombo Porro che ha ribadito i concetti per cui i cittadini di Lambrugo devono votare No al referendum: “Non vogliamo fonderci in qualcosa che non abbiamo scelto e in cui non crediamo. Le due amministrazioni avrebbero dovuto inserire il processo di fusione nel programma elettorale e porsi subito a giudizio del popolo. Bisogna ricordare che se ci fondiamo non potremo più tornare indietro. È un processo irreversibile”.
“Inoltre per portare un popolo alla fusione, questo deve essere preparato alla perdita della propria identità perché noi tutti siamo legati a questo paese e alla sua storia, non vogliamo rinunciarvi. In questo momento non siamo pronti a percorrere questa strada. Dobbiamo andare avanti ridando slancio a questo paese. Dobbiamo ripuntare sui giovani che abbiamo perso in questi anni e generare qualcosa di nuovo. Questo lo possiamo ottenere solo votando No!”

I rappresentati politici della destra hanno poi espresso la propria opinione sul processo di fusione in corso. Cominciando da Molinari, rappresentante di Fratelli d’Italia nel comasco: “Dobbiamo chiarire perché siamo qui oggi. Noi non siamo ideologicamente contrari alle fusioni ma siamo contrari a questo tipo di fusioni. Una fusione che non è stata programmata in campagna elettorale. Inoltre, non c’è stato il dialogo necessario per capire come si farà”.
Un processo in cui ci sono due paesi uno è più piccolo dell’altro sbilancerà quello che potrebbe il futuro equilibrio di forze e delle decisioni che verranno prese. I cittadini hanno il diritto di non subire una fusione. Se bisogna farla, bisogna farla andando a capire i risultati o i servizi concreti che ci saranno in più per la vostra comunità e non sempre questo accade. La fusione tra due soli comuni, è diverso che mettere insieme una fusione con più anime. Questo sarebbe un percorso che dà veramente forza alla nascente comunità.”
Laura Santin ha, invece, sottolineato che: “In altre regioni serve una soglia minima di 10 mila abitanti per procedere alla fusione e diventare un’entità con più forza a livello provinciale. Qui non si raggiungono questi numeri. Concordo sul fatto che sarebbe dovuta essere spiegata meglio alla popolazione anche in fase di campagna elettorale. È chiaro che i cittadini hanno paura di perdere i servizi di prossimità”.

Anche il segretario provinciale di Forza Italia, Sergio Gaddi ha appoggiato il fronte del No: “Penso che questa fusione sia più un’annessione nei confronti di Lambrugo forse figlia di un processo politico e mi sembra tutto troppo affrettato. Questo tipo di procedimento ha bisogno di sedimentare nelle comunità per poterlo assorbire e comprendere. Qui sembra un matrimonio combinato tra due paesi con già la data decisa”.
“Un conto è se la fusione nasce da una reale esigenza dei cittadini, un conto se sia una strumentazione politica. Le motivazioni addotte dell’altra parte sono misurate e misurabili. Ma la misurazione dei benefici non può essere un processo astratto. Mi sembra che questa fusione venga fatta per approfittare un momento politicamente favorevole e questo non coincide con gli interessi dei cittadini di entrambi i paesi. Ognuno di esse deve sentirsi a proprio agio nella propria comunità. Qui ci sono due paesi storicamente separati dove serve una seria verifica di un’eventuale appetenza comune che ovviamente deve essere metabolizzata. Per essere pratico, in quanto sarà un processo irreversibile, nel dubbio voto No”.
L’evento si è poi concluso con le testimonianze telefoniche di chi ha partecipato a dei processi di fusione nella Tremezzina, di chi ha rifiutato di intraprendere questa strada come l’ex sindaco di Bizzarone, Carlo Benzoni, citando la difficoltà di gestione dei servizi consociati e con un accesso dibattito tra le posizioni di Si e del No che rimanda la decisione finale alle urne. Questa sera si chiuderà la campagna referendaria anche del fronte del Si con una serata di musica dal vivo davanti al municipio di Lambrugo.
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